La rendizione di Natale ed il rischio di non essere più buoni

Babbo Natale

Arrivò la settimana di Natale, e con essa il momento del temibile rito che nel lessico familiare chiamiamo “rendizione“.

I genitori fin dalle fasce gli avevano inculcato la necessità di regalare spontaneamente un suo balocco ai bimbi meno fortunati. Ma non poteva essere un gingillo qualsiasi.
Le regole pretendevano un regalo vero, quindi la scelta doveva ricadere tra i giocattoli più amati e vietava un salutare repulisti della cameretta.
Così negli anni abbandonò la Polistil di Niky Lauda, gli Africa Korps Airfix,, il proiettore Royal e l’anno seguente il fantastico Festacolor Harbert.
Poi venne il turno della Graziella Leopard.pianola Bontempi
La perdita volontaria della pianola Bontempi fu la più difficile da accettare.
Un anno provò a barare spacciando per preferito il terribile “goleador giragol” ricevuto dalla zia Antonia. La commissione familiare non ci cascò.
Sapeva in cuor suo che alla fine della rendizione Babbo Natale la notte della vigilia lo avrebbe sicuramente premiato con nuovi entusiasmi: ma ORA si trattava di scegliere cosa regalare quest’anno ai maledetti bambini meno fortunati.
Non si sentì in colpa: prese la carta più natalizia che trovò in casa e la farcì di un bel nulla, ponendo attenzione a chiuderla ermeticamente.

La poggiò con preoccupazione nel cesto della rendizione, attendendo il responso.

La stessa sera decise che da grande avrebbe fatto il venditore di giocattoli.
Ne parlò con Santa Claus, mirando dritto al suo portafoglio clienti,
mentre nel petto stringeva stretta stretta stretta, quasi a romperla, lei:

la sua scatola di Subbuteo”.

subbuteo

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